Gli
eventi a Napoli e dintorni: mostre, concerti, spettacoli
MOSTRA DI PIERO MANZONI AL MADRE DAL 18 MAGGIO
AL 24 SETTEMBRE
In soli trent'anni di vita e in meno di
dieci di attività ha dato un calcio all'idea stessa di
produzione artistica, anticipando i movimenti più radicali
degli anni Sessanta. Il cremonese Piero Manzoni come
pochi altri nel Novecento ha spostato i confini tra arte e
non arte nella terra di nessuno del concetto. Il tutto alla
vigilia della rivoluzione intrapresa dall'Arte concettuale.
Al Madre di Napoli, fino al 24 settembre, sarà possibile
ammirare una personale che ben rappresenta l'eredità
lasciata dal celebre artefice di "Merda
d'artista". Potrà piacere o meno, ma nessuno discute
sul ruolo di precursore che Manzoni svolge nell'economia
dell'arte del Novecento. Soltanto un precursore poteva
infatti scrivere, sull'invito della performance "Azimuth"
del 1960, «Siete invitati il 21 luglio alle 19, a visitare
e collaborare direttamente alla consumazione dei lavori di
Piero Manzoni». Gli happenig, nel bene o nel male di
pubblico, critica e mercato, sarebbero arrivati soltanto
qualche anno più tardi.
La mostra napoletana, curata da Germano Celant al Museo
Madre, intende così
offrire, ad un decennio dall'ultima antologica del Maestro,
una profonda rilettura del suo percorso creativo attraverso
le diverse fasi della breve ma intensa carriera (dal 1956 al
1963, anno della sua prematura scomparsa) ed il contesto
storico nel quale si trovò calato. Le circa 250 opere
esposte, provenienti da collezioni pubbliche e private
europee e nordamericane, documentano la sua ricerca
pittorica a partire dai catrami e dalle impronte di oggetti
fino a tutte le tipologie di "Achromes". Il
termine coniato proprio da Manzoni (letteralmente significa
"non-colore") esprime la distanza che separa
l'attività dell'artista cremonese sia delle istanze
irrazionali e gestuali dell'Informale che dalla pittura
monocroma a lui contemporanea, per affermare il valore
primario dei materiali utilizzati, dal caolino al gesso,
dalla tela al peluche, dalla fibra naturale in cotone a
quella artificiale in vetro, dall'ovatta al polistirolo.
L'aspetto concettuale ante litteram del suo fare (la
parabola dell'Arte concettuale propriamente intesa si
sviluppa infatti dal 1965 al 1980) è testimoniato, inoltre,
dalle "Linee", tracciate, dal 1959 al 1961, su
rotoli di carta di varie lunghezze e poi racchiusi in
scatole cilindriche (la più lunga, creata ad Herning, in
Danimarca nel 1960, grazie al mecenatismo di Aage Damgaard,
misura 7200 metri), mentre il suo interesse per il corpo
umano quale produttore di segni e tracce da impiegare in
arte si concretizza nei leggendari "Fiati
d'artista", palloncini gonfiati a bocca dallo stesso Manzoni,
e nelle celeberrime scatolette di "Merda d'artista".
A Napoli è presente una significativa selezione
delle opere che rappresentarono l'artista cremonese
nell'esordio della "IV Fiera mercato" al castello
Sforzesco di Soncino o l'anno successivo alla mostra
"Arte Nucleare", presso la galleria San Fedele di
Milano.
L'unicità del percorso espositivo che si sviluppa al Madre
è data inoltre dalla presentazione, accanto all'ampia
sezione dedicata al lavoro manzoniano, del contesto
storico-artistico in cui l'autore è vissuto e con cui si è
confrontato, fino a mettere bene in evidenza il suo
determinante contributo. Ci sono le opere di coloro che lo
hanno influenzato, come Jean Fautrier, Alberto Burri e Lucio
Fontana, o hanno avuto con lui importanti affinità come
Enrico Castellani, Yves Klein, Heinz Mack e Robert Ryman.
Proprio con Fontana, profeta dello Spazialismo, il giovane
Manzoni si confrontò ad Albisola Marina, luogo ameno della
costa ligure dove le famiglie dei due trascorrevano
l'estate.
Al termine del percorso espositivo si coglie così
un'inedita prospettiva del lavoro di Manzoni ed una maggiore
comprensione delle scelte artistiche che lo rendono uno dei
principali protagonisti dell'arte italiana del Ventesimo
secolo. «Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando
– scriveva il performer cremonese nel 1960 -, occorrono le
ali; le modificazioni non bastano; la trasformazione deve
essere integrale». Quelle stesse ali Manzoni provò ad
indossarle. Se con esse sia riuscito a raggiungere i cieli
dell'arte universale o se, alla maniera di Icaro, sia
rimasto vittima di un sole accecante e ingannatore lo
stabilirà la critica dei secoli a venire.
Piero Manzoni, Napoli, Madre/Museo d'Arte Donna
Regina
Dal 19 maggio al 24 settembre 2007
A cura di Germano Celant
Orari: dal lunedì al giovedì e domenica ore 10 –
21Venerdì e sabato ore 10 – 24. Chiuso il martedì
Biglietti: intero euro 7; ridotto euro 3.50
Per informazioni: 081 19313016 www.museomadre.it